«Voi che vi definite normali vi siete mai chiesti se una persona con disabilità può davvero essere libera?»: mi chiamo Giovanna De Caro, web editor di Futura Onlus (San Vito al Tagliamento, Pn) e questa è la rubrica in cui racconto come internet ha cambiato la mia vita.
Se vuoi parlare con me scrivimi a giovannadecaro@futuracoopsociale.it

Ciao a tutti! Eccomi qui di nuovo a  raccontarvi qualcosa di speciale: nulla di tecnologico oggi, solo una riflessione sulla… libertà. In quest’ultimo anno, ne abbiamo sentito parlare in tutte le lingue, ci è stata sottratta momentaneamente e a volte sembra quasi che non sia mai esistita. Troppo facile pensarla così, mi sono detta: la questione è che si dà tutto per scontato e, quando abbiamo un privilegio, siamo così abituati che non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Ma voi che vi definite “normali” – perché camminate per esempio! – vi siete mai chiesti se una persona con disabilità può davvero essere libera? Io vi dico di Sì e non lo affermo solo perché sono disabile, ma perché ci credo veramente. Tutti noi, persone con disabilità o normodotati, possiamo essere liberi perchè la libertà non è mai fare quello che si vuole, questo dipende dalle risorse e condizioni che abbiamo. La libertà è prima di tutto nella nostra testa e riguarda l’assumersi le proprie responsabilità e i rischi che ci pone davanti la vita.

Convivo con una disabilità importante, è vero, ho sicuramente delle problematiche che mi rendono la vita più difficile rispetto agli altri. Ma fino a dove posso farcela da sola, ho il dovere di essere io in prima persona a usare la mia libertà
– Giovanna De Caro, redattrice web

A tutto questo ho pensato mentre facevo la seconda dose della vaccinazione contro il Covid-19: convivo con una disabilità importante, è vero, ho sicuramente delle problematiche che mi rendono la vita più difficile rispetto agli altri. Ma fino a dove posso farcela da sola, ho il dovere di essere io in prima persona a usare la mia libertà e assumermene anche i rischi. Io, per esempio, ho scelto di vaccinarmi e l’ho scelto io in prima persona, non ho lasciato che scegliessero gli altri – né i miei genitori, né educatori od operatori che mi assistono.

La consapevolezza che abbiamo la libertà di scegliere e di assumerci le nostre responsabilità è uno degli elementi che nel corso degli anni mi ha spinto a provare nuove tecnologie, modalità, progetti ed esperienze. Sempre con il rischio di incontrare la delusione di non riuscire a farlo, ma con la certezza che – in qualche direzione – sicuramente avrei potuto andare avanti. Ecco perché in questo articolo non ho parlato del mio rapporto con la tecnologia, bensì di ciò che è alla base di esso: la libertà.

Leggi le altre puntate delle rubrica Giovy@Work:
«Questo non è un parcheggio per disabili»

– «Ho una casa tutta mia e la gestisco con lo smartphone»
– «Internet è la mia quotidianità»
– «Con Whatsapp sono più vicina agli altri di quello che avrei mai potuto sperare»
– «Il web aspetta solo la mia passione»


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