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#illavorodieducare
Julieta Iglesias: «Alla scoperta del potenziale delle persone»

Articolo di Francesca Benvenuto in Percorsi e servizi alla persona - 14 Gennaio 2021

«#illavorodieducare»: nuovo appuntamento con le voci degli educatori. Il tema è proprio il lavoro educativo, fatta di dettagli e relazioni, di un incedere lontano dai riflettori, che cambia i parametri della vittoria. Per ricordarci che le storie delle persone nascono dalle relazioni e grazie a chi le costruisce ogni giorno.

«Abbiamo bisogno di educatori anche e soprattutto per costruire una società più giusta»: è una visione di futuro quella che emerge dalla terza intervista della rassegna #illavorodieducare dove raccontiamo la bellezza della fragilità dando voce a chi ha scelto di dedicarci la vita e la propria quotidianità: gli educatori professionali. Chi sono, cosa fanno, cosa sanno, perché non sono solo degli accompagnatori, ma veri e propri alleati, portavoce di un mondo spesso nascosto che attende solo di poter raccontare le stelle del proprio universo.

Questa rassegna di interviste e articoli ha l’obiettivo di essere un’occasione di riflessione e racconto. Chi desidera partecipare inviando commenti e riflessioni su quanto pubblichiamo o ha voglia di porre domande e interrogativi può scriverci a editoria@futuracoopsociale.it

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Julieta Iglesias, di origine argentina, è educatrice professionale e si sta formando in psicologia, è responsabile dei Percorsi Salute Mentale della cooperativa Futura, anche in collaborazione con il Servizio Sanitario che ha in carico il percorso terapeutico (Dipartimento di Dipendenze, Dipartimento di Salute Mentale, Neuropsichiatria Infantile, ecc.), e si occupa dei progetti di Turismo Sociale, tra cui Nave Italia. Fa parte del gruppo di lavoro di fundraising, è stata consigliera di amministrazione nel mandato precedente e socia fondatrice dell’associazione OltreFutura. 

Chi è per te l’educatore? E come sei arrivata a fare questo lavoro?
L’educatore, secondo me, è la figura professionale che ha la finalità di permettere e favorire lo sviluppo, la crescita e il benessere della persona, che abbia una disabilità, un disagio sociale o uno svantaggio. Un educatore accompagna verso la scoperta del proprio potenziale.
Nell’ambito della salute mentale definiamo l’educatore come colui che anche ha la capacità di comprendere empaticamente le esperienze di vita delle persone con disabilità psichica. All’interno della nostra equipe dei Percorsi di Salute Mentale parliamo spesso del concetto di recovery come il modo nel quale comprendere il concetto di salute mentale. Per recovery non si intende qualcosa da raggiungere, bensì  un viaggio, un processo complesso e non lineare, di cambiamento, una esperienza di crescita che va oltre la malattia. È un processo unico e irripetibile per ogni persona. In questo processo l’educatore, insieme all’equipe interdisciplinare, ha un ruolo fondamentale: rappresentare relazioni caratterizzate da continuità, disponibilità, comprensione, affidabilità, onestà, apertura e convincimento della possibilità di ripresa, ascolto attivo, rispetto, supporto, interesse, responsività, umiltà. L’attenzione alle differenze culturali.

Quando sono arrivata in Italia ho dovuto sospendere gli studi in psicologia, ma a Futura ho potuto scoprire la figura dell’educatore e da subito ho voluto approfondirlo e formarmi per questo ruolo. Ho sempre voluto lavorare in una professione di aiuto alle persone.
– Julieta Iglesias, educatrice professionale

In Argentina, avevo iniziato a studiare psicologia all’Università Nazionale di Rosario e ho avuto l’occasione di fare un lungo volontariato in una clinica psichiatrica privata nella città di Rosario. È stata un’esperienza molto significativa e formativa per me. Il mio ruolo era quello che in Argentina viene riconosciuto come “accompagnatore terapeutico”, è una figura professionale che può lavorare in più ambiti di lavoro.
Quando sono arrivata in Italia ho dovuto sospendere questi studi, ma a Futura ho potuto scoprire la figura dell’educatore e da subito ho voluto approfondirlo e formarmi per questo ruolo: non ho avuto alcun dubbio che quello fosse il mio percorso lavorativo. Oggi, fortunatamente, sono riuscita a riprendere il mio percorso formativo: non è mai troppo tardi dicono. Di sicuro, posso dire di aver sempre voluto lavorare in una professione di aiuto alle persone.

Come si declina il ruolo dell’educatore nella quotidianità? Come si legano le attività che compi con l’obiettivo finale?
I vari percorsi vengono progettati per le persone: per rinforzare, imparare abilità utili nella vita quotidiana, rimanere o diventare il più autonomi possibili. L’educatore lavora insieme alle persone con disabilità o svantaggio per raggiungere questo obiettivo. Possiamo dire che gli obbiettivi dei progetti individualizzati nei Percorsi di Salute Mentale si orientano su tre assi: lavoro, socialità e abitare. Questo significa che l’educatore ha un ruolo molto importante nel dare una lettura accurata dei/ai bisogni delle persone che successivamente si declineranno in obiettivi. È molto bello e gratificante, per esempio, fare parte di un gruppo appartamento. In questi casi le equipe seguono gruppi piccoli, di due o tre persone, che vivono insieme come parte di progetti riabilitativi. Gli educatori accompagnano le persone in questo percorso di crescita e lavorano insieme attraverso degli strumenti educativi e pianificando le diverse attività quotidiane, settimanali, mensili, di interesse, ecc. Questi progetti sono strutturati in fasi progressive affinché le persone possano raggiungere una piena autonomia e riconquistare un ruolo sociale.

I vari percorsi vengono progettati per le persone: per rinforzare, imparare abilità utili nella vita quotidiana, rimanere o diventare il più autonomi possibili e riconquistare un ruolo. L’educatore lavora insieme alle persone con disabilità o svantaggio per raggiungere questo obiettivo.
– Julieta Iglesias, educatrice professionale

Il mio lavoro come responsabile consiste principalmente nel coordinamento dei gruppi di lavoro, dalla richiesta di attivazione di un progetto, alla fase di progettazione degli obiettivi, delle attività, e metodologie di intervento. Lavoriamo insieme per risolvere i problemi che a volte si presentano. Posso dire che, inoltre, rappresento un anello di collegamento tra servizio, cooperativa e il gruppo di cooperative che lavorano in relazione allo stesso appalto (ATI Associazione Temporanea di Impresa).  Una parte del mio lavoro, infatti, oggi è costituita da attività in cui non è presente la persona: una parte amministrativa, la gestione dei bisogni degli educatori (formativi, organizzativi, strutturali, ecc), la progettazione di nuove attività, proposte, idee. Utilizzo questo tempo per migliorare quello che facciamo affinché possa portare maggior benessere alle persone: valutare opportunamente quello che serve, quello che ognuno ha da dare, esprimere le proprie risorse, le capacità e la creatività. Se riusciamo a fare bene questo passaggio, ci si può avvicinare meglio e di più all’obiettivo finale di “facilitare” la recovery delle persone con disabilità psichica, con ricaduta positiva sul nostro territorio.

Quali sono gli elementi del tuo lavoro che ti fanno capire che stai lavorando bene?
Questa per me è una domanda difficile. Le variabili sono tante. Provo a rispondere con questa frase: “imparare è un processo meraviglioso e naturale”. Iniziamo a pensare all’apprendimento in senso più ampio: imparare ad ascoltarci e conoscerci, imparare a capire i nostri bisogni, a prenderci cura di noi stessi, a diventare più autonomi e responsabili. Imparare è un processo che coinvolge ogni momento della nostra vita. Se questo accade con gioia, con curiosità, con libertà di decidere quando è importante per le persone svolgere una determinata attività, capisco che sto lavorando bene. Se questa gioia, curiosità, passione, libertà, creatività è presente in un gruppo di lavoro, capisco che sto lavorando bene.

Iniziamo a pensare all’apprendimento in senso più ampio: imparare ad ascoltarci e conoscerci, imparare a capire i nostri bisogni, a prenderci cura di noi stessi, a diventare più autonomi e responsabili. Imparare è un processo che coinvolge ogni momento della nostra vita.
– Julieta Iglesias, educatrice professionale

Leggi anche: Marco De Sibio: «Il sogno è che la persona possa fare a meno di noi»

Ti chiedi mai quanto è “visibile” il tuo lavoro dalle persone che ti circondano? 
Sì, me lo chiedo spesso. Credo che si possano avere visioni parziali di quello che fanno gli altri in generale, è difficile avere un’immagine completa proprio perché il nostro lavoro è complesso, fatto di tanti aspetti e di ritmi diversi: alcune situazioni hanno bisogno di risposte immediate, di soluzioni urgenti, altre invece sono processi o parte di processi e come tale hanno tempi di maturazione diversi, come per esempio i “cambiamenti”, le “riorganizzazioni”, le “pianificazioni a lungo tempo”. Ho sempre cercato di fare in modo che il mio lavoro di ufficio fosse presente sul territorio e viceversa, per fare questo è fondamentale essere flessibili, disponibili. Il mio lavoro come quello di tanti colleghi, non ha un orario di inizio e uno di fine, perché accadono cose sempre, perché si condivide tanto, perché i nostri progetti hanno orari diversi, esigenze diverse. Quanto è riconosciuto dagli altri? Mi piacerebbe rispondere con un desiderio: vorrei sentire dire sempre di più alle persone che accompagniamo nei loro percorsi di crescita, di recovery, “mi sento meglio, provo speranza, ho un progetto”. Dalle istituzioni mi piacerebbe avere dei feedback regolarmente. Una volta, un paio di anni fa, ho proposto dei questionari di valutazione dei servizi con cui abbiamo coinvolto sia le persone con disabilità o disagio e le loro famiglie sia gli educatori. Ricevere un confronto sul lavoro che facciamo è molto utile, sono necessari ci permettono di crescere.

Cosa vorresti vedere in futuro per il lavoro dell’educatore?
Credo che il ruolo dell’educatore sarà molto importante nei prossimi anni, ci sono tanti cambiamenti sociali e questo comporterà sempre di più l’intervento di figure di congiunzione, di promozione di incontri con l’altro e di relazioni significative. Credo che sarà necessario pensare sempre di più ad approcci diversi all’educazione, ad imparare attraverso l’esperienza, valorizzando quanto di diverso ha ognuno da dare nei vari momenti della propria vita e rispettando i propri tempi.

Abbiamo bisogno di educatori anche e soprattutto per costruire una società più giusta, che abbia posto e spazio per tutti.
– Julieta Iglesias, educatrice professionale

Nel suo ruolo di accompagnatore di processi sociali, insieme ai contesti nei quali le persone, comunità e gruppi vivono, mi viene da dire che vorrei vedere un maggior “dialogo” e una maggior coprogettazione tra cooperazione sociale e territorio. Vorrei vedere il lavoro degli educatori su più contesti diversi, con spazi dedicati alla riflessione e alla costruzione di pensiero riflessivo. Vorrei vedere la tecnologia a portata di mano di tutte le persone con disabilità o svantaggio. Vorrei vedere persone felici e che lavorano in modo appassionato. Abbiamo bisogno di educatori anche, e soprattutto, per costruire una società più giusta, con posto/spazio per tutti.

Leggi le altre interviste della rassegna #illavorodieducare:
Marco De Sibio: «Il sogno è che la persona possa fare a meno di noi»
Denise Zanussi: «Diamo una possibilità al potenziale di ogni persona»
Manuele Boraso: «Mediatori di mondi»


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FINALITÀ: implementazione e sperimentazione di modelli di servizi e lavoro inclusivo in risposta all’emergere dei bisogni del territorio. RISULTATI: migliorare gli attuali servizi offerti; ampliare i mercati di riferimento con un’offerta resa più competitiva da una riduzione dei costi di gestione e di produzione e dall’efficentamento del servizio offerto.
SPESA AMMESSA: € 184.543,22
CONTRIBUTO CONCESSO:€ 73.817,29