Dal nostro inviato a Punto Zero, Alex Morettin: “Ho provato rabbia perché avevo paura che mi lasciasse da solo ad affrontare la vita”.

Mi è capitato, a livello familiare, di vivere purtroppo un’esperienza brutta dovuta all’alcol. All’inizio è stata negativa, poi positiva. Ho partecipato per lungo tempo al club degli alcolisti anonimi per aiutare una persona a me cara, perché questi ne venisse fuori. Ho provato rabbia perché avevo paura che mi lasciasse da solo ad affrontare la vita.
Quando ho visto che il mio aiuto è andato a buon fine. Ci siamo nuovamente riavvicinati. Al sabato pomeriggio vado volentieri a casa di questa persona perché prima di tutto mi considera parte della sua famiglia, accettandomi pur essendo in carrozzina, cosa che quando ero piccolo non faceva. Sapevo che non erano colpa sua certi sfoghi verso di me, ma dipendevano dall’alcol. Per affrontare meglio la situazione io ho fatto un percorso dallo psicologo accompagnato da alcuni educatori.
Il risultato è stato positivo. adesso, su mia scelta, non ci sto più andando perché voglio provare una sfida con me stesso per non dipendere sempre dagli altri fino quando ce la farò.
Alex Morettin

INTERVISTA AD ALEX DI ALESSANDRO ERVONI (EDUCATORE DI PUNTO ZERO)

Cosa ti fa più paura di una persona che diventa dipendente dall’alcol?
Che non mi considera più una persona, e che mi trascura parecchio. L’alcol ti cambia, non ti fa essere più te stesso.

Quando è stato il momento in cui ti sei accorto che l’altro era diventato schiavo dell’alcol?
È stata la nonna a dover chiamare l’ambulanza perché la persona stava male, sputava sangue. La situazione era piuttosto grave. Io avevo già iniziato ad intuire un qualcosa di diverso in lui…

Chi ti ha spinto a frequentare il club degli alcolisti anonimi? E per quanto tempo lo hai frequentato?
Il medico di famiglia mi ha suggerito di aiutare la persona, e così ho iniziato ad accompagnarlo in vari incontri, al club di Portogruaro, una volta alla settimana, per parecchio tempo.

La persona ha accettato la tua presenza a fianco di lui?
Sì, mi ha ringraziato, soprattutto alla fine quando ha visto che la sua vita era migliorata.

Cosa ha significato per te essere presente in quegli incontri?
Ho capito il male che l’alcol può fare alla persona. Al club ci facevano vedere dei filmati commoventi di storie di vita di persone dipendenti. C’erano persone di varie età. Nel club c’è un giuramento che vieta ai partecipanti di divulgare esternamente i vissuti che vengono condivisi. Io, come familiare della persona potevo partecipare ma senza interrompere. Alla fine di ogni incontro ne uscivo un po’ appesantito, in quanto le esperienze raccontate erano forti. Ma io ho resistito perché si trattava di una persona della famiglia a me molto cara.

Avresti mai pensato che la persona a te molto cara sarebbe riuscita a venirne fuori?
No, non avrei mai pensato che la persona ne venisse fuori. Voleva uscirne ma non trovava l’aiuto necessario.

Che cosa ti ha lasciato alla fine questa esperienza?
All’inizio ho avuto tanti dubbi, ma poi l’esperienza mi ha lasciato anche gioia per il risultato finale, sicuramente positivo.

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