Dai nostri inviati a Punto Zero, Alex Morettin e Alessandro Ervoni, una doppia intervista: “Chiedo a te: che cosa ti fa vivere veramente la vita? Noi cosa ti diamo come disabili?”.

INTERVISTA DI ALESSANDRO ERVONI, OPERATORE DEL CENTRO SEMI-RESIDENZIALE PUNTO ZERO, AD ALEX MORETTIN

Partiamo dal concetto: che cosa vuol dire per te “saper vivere la vita”?
Per me vuol dire avere fede, voglia di pregare innanzitutto. La preghiera mi aiuta tanto a capire come ognuno di noi è fatto. Uno può anche essere di fede religiosa diversa ma può aiutare il prossimo quanto un cristiano.

Fammi capire meglio Alex: per te la fede è forse un motore di vita?
Si, perché mi aiuta. Andare verso il prossimo, capire le esigenze dell’altro, mi è più facile grazie alla sensibilità che la fede mi suggerisce. Credo anche in un’altra vita dopo la morte, e questo mi permette di vivere più serenamente. La fede riguarda anche la libertà dell’individuo.

Puoi parlarmi della tua vita in parrocchia?
Partecipo al Grest di Bagnarola, vicino a casa, nel mese di luglio, tutti i giorni da quando arrivo a casa dal centro fino alle 18.30-19.00. Mi rendo utile nel richiamare i ragazzi a fare merenda, nel portare i tovaglioli, i bicchieri, nel dare suggerimenti nelle varie attività (colori, giochi…). Tempo fa ho tenuto una serata per i giovani, aiutato da un animatore, nella quale ho parlato della disabilità. Ho visto i giovani molto colpiti, anche perché io, nella mia esperienza, posso essere più incisivo nel comunicare con gli altri. Sono anche andato per tanti anni a Lourdes in pellegrinaggio organizzato da “La Nostra Famiglia” di San Vito. Tutti gli anni mi bagno con l’acqua benedetta.

Parlami del centro Punto Zero
Al centro Punto Zero mi trovo bene perché ho l’opportunità di vedere anche come altri vivono la disabilità. Qui c’è una varietà di problematiche della persona. Io cerco di dare più positività possibile. Vivo anche dei momenti difficili. Per me è importante il momento di condivisione del caffè dalla macchinetta. Quando qualcuno si trova in un momento di bisogno, mi avvicino e cerco di capirlo. Mi sento responsabile delle mie azioni, come per esempio nell’affiancamento a Patrizia, “il grillo”, nella gestione domestica che consiste nel mettere le cose sporche in lavatrice e ritirarle, oppure nel portare ogni giorno i contenitori del pranzo insieme a Benedetto. È successo di arrivare a casa stressato, ma da un po’ mi sento alleggerito e sereno. Condivido molto con l’educatore Mattia, perché lo conosco da molto.

Quali sono le attività che ti piacciono di più qui al Centro?
Ho iniziato da poco “Favolare”, condotto da Silvana, Mirna, Alessandro, Denise. Questo laboratorio è quello che mi dà di più. Mi è rimasto impresso il gioco della frutta da riconoscere dentro la scatola magica. Adesso stiamo lavorando ad un cartellone sulla stagione dell’inverno, con la carta pesta. “Parole e Immagini” è un’attività di dialogo, una possibilità di espressione. Il venerdì mattina, di solito, tendo a partecipare all’uscita di gruppo, al mercato e con tappa al mitico bar Andy.

ALEX MORETTIN, UTENTE DEL CENTRO SEMI-RESIDENZIALE PUNTO ZERO, INTERVISTA ALESSANDRO ERVONI.

Chiedo a te: che cosa ti fa vivere veramente la vita?
Parto subito dall’affermare che per me venire qui è un motivo di grande soddisfazione, perché mi permette di essere me stesso e di condividere veramente tante tante cose. Mi fa vivere veramente la vita nella sua bellezza e varietà. Credo nel mettere al centro di tutto la persona.

Noi cosa ti diamo come disabili?
Tanto, certamente dipende dal rapporto che si ha con ognuno.

Dopo le 16.00 ti rimane qualcosa di quello che abbiamo condiviso durante la giornata?
Questo è un aspetto fondamentale del mio essere: penso tantissimo a quello che ho vissuto, riflettendo, rielaborando, e pensando a nuove possibilità.
1strong>Quando siamo andati al soggiorno a Caorle come hai vissuto l’esperienza con noi? L’hai fatto per denaro o perché ci tenevi?
Assolutamente perché ci tenevo a vivere con voi un’esperienza diversa rispetto al Centro. Infatti è stato bello.

Quando porti un disabile in bagno come ti senti?
La cosa che penso sempre in questi casi è il rispetto dell’intimità della persona, quindi cerco di essere attento al fatto che si senta a proprio agio, come a casa sua.
Per concludere la doppia intervista: “Saper vivere la vita” è una bella cosa, anche se impegnativa.

Alex Morettin e Alessandro Ervoni

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