Cos’è una redazione di news inclusiva? Come funziona e come si superano i limiti imposti dalla disabilità o dallo svantaggio? Lo raccontano Francesca Benvenuto, responsabile di Futura News, e il redattore Marco Zago che ha realizzato la sua prima videointervista a Michele Ervoni, responsabile dei servizi alla persona di Futura.  

Cos’è e come funziona una redazione inclusiva? Ma soprattutto è veramente possibile? La risposta è sì e questo progetto ha uno scopo ben preciso: «Includere nella scelta di notizie, storie e pensieri – spiega la responsabile Francesca Benvenuto – anche persone con sensibilità e punti di vista che solitamente sono esclusi e che, anzi, diventano oggetto dello scrivere di noi cosiddetti normodotati». L’idea di dare uno spazio maggiore alle news e alla redazione inclusiva è nata durante il primo lockdown per provare a coinvolgere persone con disabilità facendole lavorare in smartworking oppure per consentire a chi doveva restare a casa di raccontarsi in modo più diretto.

Non mi piace che le persone si soffermino su errori o stili inadeguati, spostando così l’attenzione sulla disabilità, invece che sulla persona che in quel momento sta mostrando il suo punto di vista.
– Francesca Benvenuto, responsabile redazione Futura News

Le modalità, certamente, non sono le stesse di una “redazione classica” (anche perchè non si tratta di giornalismo, ma di narrazione di una comunità): «Non chiedo a nessuno di scrivere bene o di costruire storie complesse, – spiega ancora Francesca Benvenuto – ciò su cui insisto è che escano pensieri e riflessioni vere e personali, che raccontano la realtà di vite che spesso noi pensiamo di conoscere, ma in realtà ci sono molto distanti». Il lavoro di adattamento e sistemazione dei testi, infatti, è sempre presente anche perchè «non mi piace che le persone che leggono si soffermino su errori o stili inadeguati, spostando così l’attenzione sulla disabilità, invece che sulla persona che in quel momento sta mostrando il suo punto di vista. Ognuno ha diritto di essere ascoltato per la persona che è e non per le difficoltà con cui si ritrova a convivere».

Scrivere e raccontare per una persona con disabilità, inoltre, richiede un maggiore grado di creatività per superare degli ostacoli logistici e raggiungere i propri obiettivi, soprattutto quando si tratta di provare soluzioni nuove e più adatte alle proprie possibilità. Lo racconta Marco Zago che, dopo essersi cimentato in una videointervista a Michele Ervoni, responsabile dei servizi alla persona, lo ha raccontato a Francesca Benvenuto.

Di seguito Marco Zago racconta come è nata la video intervista a Michele Ervoni che è stata pubblicata nei giorni scorsi, a puntate, sulla pagina Facebook di Futura.

Perché hai voluto fare un’intervista proprio a Michele?
Ho voluto intervistare Michele come il responsabile dei percorsi che frequento e come vicepresidente della nostra cooperativa. Qui a Futura ho trovato un ambiente che mi valorizza e mi considera e questo mi ha spinto a volerne sapere di più. Volevo soddisfare, per esempio, la curiosità di sapere quanto tempo dedica Michele a Futura, visto che ricopre un ruolo abbastanza importante e che fino a pochi anni fa non esisteva, ovvero di referente dei servizi alla persona e di responsabile di tutta la struttura di via Pescopagano.

La preparazione per questa intervista è stata complessa proprio a causa dei limiti dati dalla mia disabilità, ci ho impiegato diverse settimane, ma non mi sono dato per vinto.
– Marco Zago, redattore Futura News

Come ti sei organizzato per fare l’intervista? 
La preparazione per questa intervista è stata complessa proprio a causa dei limiti dati dalla mia disabilità, ci ho impiegato diverse settimane, ma non mi sono dato per vinto. Per scriverla, infatti, ho usato una tastiera particolare con le lettere più grandi, rialzata ed inclinata e un joystick al posto del mouse. Le domande sono state scritte con un carattere più grande per facilitarmi nella lettura e per poterle leggere da solo al momento dell’intervista. Poi le ho stampate e plastificate per tenerle in mano. Ho chiesto al mio educatore di aiutarmi: gli ho affidato la telecamera e lui ha ripreso l’intera intervista. Come prima volta mi sono trovato abbastanza bene, anche se ho riscontrato delle difficoltà nel leggere le domande e contemporaneamente interagire con l’intervistato.

Perché hai scelto di fare una videointervista?  
Perché mi sembrava lo strumento più efficace per me tanto che vorrei studiarlo e approfondirlo: scrivere per me è molto faticoso e il video, oltre a facilitarmi nell’esprimere i miei pensieri, mi sembra più moderno e coinvolgente. Devo dire, poi, che io non ho nessuna difficoltà a mostrami in video così come sono, anzi mi sento ancora più protagonista.

Come ti sei sentito durante l’intervista?
Michele mi ha dato delle vere emozioni di gioia e amore per quello che raccontava e per il suo compito che ricopre a Futura che per me è come una seconda famiglia. Per me era la prima volta che facevo interviste ma ho scoperto che anche per lui era la prima volta e quindi questo mi ha tranquillizzato un po’. Visto che a me piace farmi intervistare, ho pensato che potesse piacere anche agli altri, perché lo ritengo un modo per sentirsi più protagonisti.

Il video, oltre a facilitarmi, è più moderno e coinvolgente. Devo dire che io non ho nessuna difficoltà a mostrami in video così come sono, anzi mi sento ancora più protagonista.
– Marco Zago, redattore Futura News

È stata sicuramente una nuova sfida per me, anche nell’ottica di imparare nuove competenze e magari di ricoprire un nuovo ruolo come quello dell’addetto stampa. Per le prossime volte, infatti, vorrei continuare a fare videointerviste, ma penso che userò un cartellone con le domande scritte in grande: questo mi eviterà la fatica di tenere in mano il foglio e mi faciliterà la lettura consentendomi di essere più libero e a mio agio.