A trent’anni è responsabile commerciale della cooperativa sociale Futura. Dopo le esperienze in Matermacc e Kronospan, la svolta: «Ero alla ricerca di altro, volevo creare una rete di relazioni nuova». La sfida è far comprendere che l’affidamento di una lavorazione non dipende solo dal prezzo, ma anche dal benessere sociale creato.

«Volevo dare un senso a tutte quelle ore passate in ufficio». Non è stato sufficiente l’orgoglio di essere arrivata a lavorare per una multinazionale a trattenerla, né le possibilità di carriera che l’avrebbero portata ad andare lontano. A far cambiare direzione alla vita di Ilaria Miniutti, attuale responsabile commerciale di Futura e uno dei volti del manifesto pubblicitario per la raccolta fondi di Natale, è stato un desiderio più profondo: «Ero sicura che il mondo del lavoro mi potesse offrire opportunità di valore, non sapevo ancora cosa cercare, ma ho voluto darmi una chance e provare».
Trent’anni, una laurea in relazioni pubbliche e una lunga attività sportiva nella ginnastica artistica che l’ha portata a diventare tecnico regionale, Ilaria ha un carattere fortemente orientato al metodo che le ha aperto velocemente le porte del mondo del lavoro. Dopo un tirocinio e un’esperienza all’estero, approda prima in Matermacc, per poi spostarsi in altre aziende e arrivare in Kronospan che ha scelto di lasciare a metà 2018. «Queste esperienze – spiega – mi hanno formato e insegnato molto dal punto di vista commerciale e organizzativo».

Volevo dare un senso a tutte quelle ore in ufficio: non solo vendere pezzi, io volevo sentire che quello che stavo facendo non si fermava lì, che il mio lavoro era utile alla comunità.
– Ilaria Miniutti, responsabile commerciale 

Non abbastanza, però: «Non c’era nulla che non andasse nel mio lavoro – prosegue – ma io ero alla ricerca di altro, volevo avere la possibilità di creare una rete di relazioni nuova, più soddisfacente sotto tanti aspetti. Più di tutto, però, volevo dare un senso a tutte quelle ore in ufficio: non solo vendere pezzi, io volevo sentire che quello che stavo facendo non si fermava lì, che il mio lavoro era utile alla comunità».

La scintilla si è accesa durante una chiacchierata improvvisata. Futura stava cercando una figura per sviluppare i rapporti con le aziende e strutturare nuove progettazioni con il mondo delle imprese di Futura Factory, il polo di lavoro inclusivo per persone con disabilità che offre servizi di assemblaggio, grafica e regalistica. «La scelta più difficile – racconta Ilaria Miniutti – non è stata tanto il passare da una multinazionale al no profit, ma avere il coraggio di esplorare un mondo a me completamente sconosciuto. Avevo paura di non sapermi relazionare con persone con disabilità o svantaggio e di non essere capace di separare emozioni e professione».

Avevo paura di non sapermi relazionare con persone con disabilità o svantaggio e di non essere capace di separare emozioni e professione.
– Ilaria Miniutti, responsabile commerciale

Se i timori iniziali sono stati velocemente superati («Ho imparato che le relazioni non tengono conto della disabilità, sono relazioni e basta»), non sempre lineare è stato l’approccio con le aziende. «Non nego di aver sentito dire frasi del tipo “Io i disabili qui dentro non li voglio vedere”. – ricorda – Per fortuna sono casi rari, perché ho potuto constatare che tutti sono curiosi di capire come funziona e si sostiene una fabbrica solidale. Non solo, sono in molti ad aver sperimentato cosa significa inserire sul posto di lavoro una persona con disabilità e questo fa sì che ci guardino con un occhio di riguardo».

Molte volte si pensa che l’industria viaggi su un pianeta parallelo, ma dietro un ufficio acquisti o una linea produttiva ci sono sempre e solo persone. Non smetto di ricordarmi che dietro a quella scrivania, fino a poco tempo fa, c’ero io.
– Ilaria Miniutti, responsabile commerciale

Dall’anno scorso, Ilaria è responsabile commerciale di Futura e ha introdotto metodi e strategie tipiche del mondo profit all’interno di un sistema il cui obiettivo non è il fatturato, bensì l’inclusione sociale di persone con disabilità: «Il ricavo economico ci serve per raggiungere la nostra mission. Con la mia esperienza fornisco alla cooperativa il linguaggio richiesto oggi dal mercato. Molte volte si pensa che l’industria viaggi su un pianeta parallelo, ma dietro un ufficio acquisti o una linea produttiva ci sono sempre e solo persone. Non smetto di ricordarmi che dietro a quella scrivania, fino a poco tempo fa, c’ero io».

Quel pezzo non vale più solo un euro, bensì tutto il benessere sociale creato da quelle aziende che ci hanno creduto e lo hanno richiesto.
– Ilaria Miniutti, responsabile commerciale

Ilaria Miniutti (seconda da sinistra) alla premiazione del Compasso d’Oro di Luciano Marson per l’impresa benefit Pieces of Venice che ha affidato la lavorazione dei suoi prodotti a Futura

Anche oggi la sfida più grande di Ilaria è ancora di natura commerciale, ovvero superare il concetto che l’affidamento di una lavorazione dipende solo dal prezzo. «L’obiettivo – spiega – è far comprendere il valore del pezzo e come questo si trasferisca all’azienda. I segnali sono positivi, alcune realtà strutturate stanno cominciando ad andare oltre ai numeri e ai prezzi». Un assiemaggio che esce dalla linea produttiva di Futura Factory, infatti, ha le stesse caratteristiche di un pezzo uscito da una linea industriale. Quindi cosa cambia? «Cambia che quel pezzo non vale più solo un euro, bensì tutto il benessere sociale creato da quelle aziende che ci hanno creduto e lo hanno richiesto. Non è un caso che il motto di Futura Factory è “Creiamo ricchezza economica e sociale”».


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