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Il lieto fine deve cominciare dall’inizio. Il libro di Futura contro la violenza sulle donne.

Articolo di Francesca Benvenuto in Editoria - 20 Febbraio 2020

Come è nato un libro contro la violenza sulle donne.
Dall’idea iniziale alla sua costruzione tra parole e immagini, fino all’incontro con la sensibilità di un’azienda, il Molino Moras, che ne ha permesso la realizzazione.

di Francesca Benvenuto

Se il lieto fine potesse cominciare dall’inizio, probabilmente non avremmo più storie da raccontare. È pur vero, però, che alcune di queste preferiremmo veramente smettere di raccontarle. Lasciare che occupino lo spazio di vecchie fiabe, lontane dalla nostra realtà quotidiana e incapaci di farci del male.

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Per una volta mi ritrovo a essere contro le storie, perchè di storie in cui le donne subiscono la violenza di uomini meschini per poi riscattarsi a un passo dalla morte ce ne sono ancora troppe. E non è la bellezza della rimonta finale, l’emozione della salvezza, l’amore ritrovato o la fiducia riconquistata che possono riscattare il dolore e le ferite inferte e rendere più digeribili queste storie.

Quando mi è venuta in mente l”idea per il libro #MaiPiùBarbablù ho dovuto fare i conti con questi pensieri. Mi piaceva il fatto di lavorare su questo tema, ma non volevo saperne di sedermi sul trono della denuncia – che appartiene di diritto a chi ha vissuto la tragedia e che chi scrive può solo aiutare a testimoniare – senza fare nulla affinché queste storie smettano di accadere.

Nasce, così, nella mia testa e quasi senza che io me ne accorga, il leit motiv Il lieto fine comincia dall’inizio. Ho preso una fiaba, quindi non un fatto vero, e ho deciso di andarle contro. La storia di Barbablù è già stata utilizzata per narrare il tema della violenza sulle donne: libri, spettacoli teatrali, video. La trama potrebbe essere quella che hanno vissuto la maggior parte delle vittime: l’uomo con una strana barba blu che ammalia la giovane sorella con parole affettuose e ricchezze, lei che lo sposa, lui che permette tutto tranne di entrare in una stanza, lei che disubbidisce e scopre la verità, il sangue che scorre e non smette di stillare dalla chiave e che ricorda il massacro di tutte le mogli uccise dall’uomo, e poi lei che cerca di far finta di niente e la verità che, invece, non si nasconde, lui che la scopre fino al «e adesso è il tuo turno di morire!». Il finale, nella fiaba, è lieto: per fortuna le sorelle chiamano i fratelli che salvano la giovane, uccidono l’uomo cattivo e gettano il suo corpo ai corvi.

Per molte donne, purtroppo, non è andata così. Per troppe donne, il lieto fine non c’è mai stato e neppure la possibilità di denunciare.

La domanda che mi sono posta, nel processo di ideazione di questo libro, è stata ma perchè siamo arrivati a questo punto? Ma la sorella non si è accorta di nulla all’inizio? Non l’ha vista la barba blu?

E è su questa domanda che inizia a prendere forma il libro: cambia la prospettiva e l’idea guida di tutto il testo diventa quasi uno sliding doors. Da una parte la storia, con l’evolversi della sua tragedia, del “cosa accadrebbe se accadesse che”, dall’altra gli stimoli della fiaba trasformati in domande, esercizi, suggerimenti, attività pratiche di scrittura che escono dalla carta per diventare arma di difesa.

#MaiPiùBarbablù è uno strumento di crescita attiva. Non si accontenta di raccontare, pretende che il lettore – ragazze, ma anche ragazzi, perchè entrambi vivono la stessa condizione di fragilità – provi a ragionare su se stesso, su quello che vuole e non vuole, su ciò che ama fare, sulle aspettative e le etichette che si ritrova addosso per poi strapparsele dalla pelle ed esprimere finalmente se stesso. Una sorta di manifesto in cui ognuno ha il diritto di mettere confini inviolabili, di dire «no, questo non mi piace». Dall’inizio, non alla fine.

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Non c’è differenza fra maschi e femmine, nella tragedia entrambi mettono in scena un ruolo che non gli appartiene per natura, ma che nasce dalla stratificazione di stereotipi e aspettative non richieste.

#MaiPiùBarbablù. Il lieto fine comincia dall’inizio nasce così. Da una mia idea che poi ha preso il volo grazie alle mani di altre persone. Per la redazione del testo ho coinvolto una cantastorie, perfetta per raccontare una fiaba e coglierne i suggerimenti (Lucia Pinat, in arte Lussia di Uanis), per il progetto grafico ho voluto una designer giovane, capace di interpretare la leggerezza con cui è necessario avvicinarsi alle ragazze e ai ragazzi quando affrontiamo questi temi, per non spaventarli (Linda Battiston). La pubblicazione è stata fatta da Futura Edizioni, la casa editrice della cooperativa Futura di San Vito al Tagliamento (PN) per cui mi occupo della comunicazione e del reparto di grafica.

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A far volare il libro verso i suoi destinatari è stata un’azienda, Molino Moras, e in particolare la sua responsabile del marketing, Anna Pantanali. Spirito sensibile e mente capace di vedere strade che si aprono, da subito ha creduto al progetto: si è impegnata economicamente e si è messa in gioco per trovare spazi dove mettere in pratica il libro. #MaiPiùBarbablu è stato presentato il 22 novembre 2019 all’ITC Zanon di Udine di fronte a una platea di oltre 250 ragazzi. Ognuno di loro ha ricevuto una copia del testo dopo aver assistito a una narrazione scenica della storia. Presenti sul palco per i ringraziamenti anche le operatrici della cooperativa sociale L’Ancora di Udine che che si occupa di dare protezione alle troppe donne che subiscono violenza.  A sostegno dell’iniziativa si sono unite anche altre realtà: il distributore di vini La Cave di Cortina d’Ampezzo, la Tipografia Litoimmagine di Rodeano Alto e lo Studio Vita di Udine.

Chi desidera approfondire il progetto e diventare partner di nuovi eventi di presentazione e divulgazione può visitare il sito internet https://maipiubarbablu.it/

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