“Come in un grappolo d’uva”: Futura Edizioni pubblica il libro sulla storia della Cantina di Ramuscello e San Vito, curato da Umberto Massaro e dai ragazzi dell’I.I.S. “Il Tagliamento” di Spilimbergo. È il secondo libro per la Cantina, il primo, per bambini, è illustrato con lo stesso vino della cooperativa vinicola. L’occasione per fare il punto della situazione: 159 soci, 7 dipendenti, 660 ettari a vigna, 83.000 quintali, 12 stagionali, 34 soci aderenti e 477 ettari dedicati al progetto di difesa integrata dell’ambientale SQNPI.

“Come in un grappolo d’uva”: si sta proprio così in una cooperativa, che sia una cantina dove si produce vino o un’impresa sociale che si occupa di inclusione della disabilità e dello svantaggio. Ognuno con la sua unicità, tutti insieme uniti per un unico scopo. Lo stesso pensiero con cui la Cantina di Ramuscello e San Vito ha pubblicato il libro che ha come titolo la stessa frase: “Come in un grappolo d’uva. Storia della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito” e che è stato realizzato con lo stesso metodo collaborativo di coinvolgimento del territorio.

Il progetto nasce e si sviluppa grazie a un lavoro di rete: l’idea è del professor Umberto Massaro che ha messo al lavoro i suoi allievi dell’I.I.S. “Il Tagliamento” di Spilimbergo (Pn) e ha proposto l’idea alla Cantina di Ramuscello e San Vito, quest’ultima ha voluto coinvolgere la cooperativa sociale Futura con cui ha una partnership ormai da diversi anni con l’obiettivo di includere nel processo di realizzazione del libro anche persone con disabilità e svantaggio.

Tutto è possibile, anche da un terreno pieno di sassi può nascere l’eccellenza. Questo è un pensiero di inclusione importante: chiunque può contribuire a rendere il mondo un posto migliore. 
– Laura Bertolin, vicepresidente Cantina di Ramuscello e San Vito

«Abbiamo accolto favorevolmente la proposta del professor Massaro e dei ragazzi dell’Istituto di Spilimbergo, – spiega Laura Bertolin, vicepresidente della Cantina – perché crediamo che ripercorrere la nostra storia sia utile per tutti: per noi, per immaginare il domani; per gli altri – soprattutto giovani – affinché non perdano la speranza: tutto è possibile, anche da un terreno pieno di sassi può nascere l’eccellenza. Questo è un pensiero di inclusione importante: chiunque può contribuire a rendere il mondo un posto migliore». Questo è il secondo libro che la Cantina pubblica con Futura Edizioni, la casa editrice della cooperativa sociale Futura. Il primo è stato “Birbantute e Figotute”, una storia per bambini illustrata utilizzando il vino come colore.

Il libro ripercorre la storia della Cantina fin dai suoi albori indagando anche le condizioni del territorio in cui si è formata. «Le idee delle persone che hanno fondato la cooperativa oltre 60 anni fa – spiega il presidente Gianluca Trevisan – sono le stesse che, ancora oggi, sono ispirazione e modello di riferimento: attenzione per la qualità e ideali di condivisione. Alla base ci sono sempre le persone, siano essi soci o dipendenti che l’intera comunità del nostro territorio».

Le idee delle persone che hanno fondato la cooperativa oltre 60 anni fa sono le stesse che, ancora oggi, sono ispirazione e modello di riferimento: qualità e condivisione. Alla base ci sono sempre le persone, siano essi soci o dipendenti che l’intera comunità del nostro territorio.
– Gianluca Trevisan, presidente della Cantina di Ramuscello e San Vito

Una sensibilità che si esprime anche nelle scelte di carattere di natura sociale a cui è dedicato un paragrafo dello stesso libro: «Da oltre un decennio si è ormai radicata una fattiva collaborazione con la Cooperativa Sociale Futura di San Vito al Tagliamento, che ha portato alla realizzazione di numerose e valide iniziative. Tra queste si ricordano: l’ideazione e disegno da parte degli ospiti di detta cooperativa, tra cui persone disabili, di numerose etichette per la commercializzazione di varie linee di vino; il loro contributo dato nella vendemmia a mano; l’edizione del libro per famiglie in friulano “Birbantute e Figotute”, dipinto utilizzando proprio il vino ramuscellese come un acquerello».

I testi del libro sono stati scritti dagli studenti dell’istituto di Spilimbergo che ne hanno terminato la redazione poco prima del lockdown della scorsa primavera. Il gruppo coordinato e supervisionato dal professor Umberto Massaro è composto da: Lorenzo Zoppolato, Serena Bortolussi, Chiara Cattaruzza, Irene Buciol e Sofia Moroldo. A corredo degli articoli sono state abbinate delle fotografie storiche di Italo Michieli (concessione Associazione Culturale Italo Michieli), mentre l’impaginazione e la pubblicazione sono stati curati dalla casa editrice della cooperativa sanvitese, Futura Edizioni, durante i mesi di pandemia in smartworking. Il formato scelto non è quello del classico libro, ritenuto poco adatto per veicolare un messaggio di modernità e vivacità etica e aziendale: “Come in un grappolo d’uva” è più simile a una rivista di alto livello che racconta attraverso le parole e le immagini un’idea di lavoro e produzione. È stato stampato, inoltre, su carta riciclata a riprova dell’attenzione alla sostenibilità della Cantina.

«Conoscere la propria storia – spiega ancora la vicepresidente Laura Bertolin – è un’abitudine che ha qualcosa di magico in sé. Non lo si fa per romanticismo o per cullarsi malinconicamente nel passato, bensì perché solo così possiamo ricordarci tutta la strada percorsa, i traguardi raggiunti e gli ostacoli superati. Il pensiero si fa subito positivo: se siamo stati capaci di arrivare fin qui, perché non dovremmo essere in grado di costruire ancora una volta un futuro di grandi risultati?».

Se siamo stati capaci di arrivare fin qui, perché non dovremmo essere in grado di costruire ancora una volta un futuro di grandi risultati?
– Laura Bertolin, vicepresidente Cantina di Ramuscello e San Vito

Il libro, infatti, è anche l’occasione per fare anche il punto della situazione della Cantina di Ramuscello e San Vito: 159 soci, 7 dipendenti, 660 ettari a vigna, 83.000 quintali, 12 stagionali, 34 soci aderenti e 477 ettari dedicati al progetto di difesa integrata dell’ambientale SQNPI. E, soprattutto, la conferma della scelta del modello cooperativo: «Ci siamo resi conto – si conclude il libro – che il modello cooperativo funziona se la cooperativa è gestita come se fosse la propria azienda, sia in campagna, sia in produzione, sia in amministrazione, sia da parte del Consiglio di amministrazione. Se tutti i soci considerano la Cantina come propria azienda, non abbiamo dubbi che daranno il meglio e otterremo, insieme, un ottimo risultato finale».


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