Sarebbe stato ingegnere informatico ma la sua carriera professionale si è rivelata, alla fine, tutt’altra. Ad Alberto Francescut sono bastate una penna e una tastiera di computer per fargli “perdere la testa” diventando in seguito giornalista.

Scriveva sulla pagina dello sport del MessaggeroVeneto, adesso è redattore al settimanale “Il Popolo”; collabora con La Gazzetta dello Sport ed anche attore di un blog sempre della Gazzetta, “Incodaalgruppo”. Non da ultimo, è addetto stampa di Daniele Molmenti, campione mondiale e olimpico di canoa.
Ma nella vita di Alberto Francescut, originario di San Giovanni di Casarsa, c’è sempre stato stato e c’è tuttora spazio anche per il volontariato.

Hai sempre voluto fare il giornalista?
No, ho iniziato per caso. È stato tutto inaspettato: quand’ero studente alle scuole medie non brillavo di certo nei compiti di italiano.

Che cosa significa per te avere tra le mani una penna o una tastiera di un computer?
Nel lavoro provare a raccontare la verità e sensibilizzare l’opinione pubblica. Facendolo in modo semplice, diretto, comprensibile a tutti: piccoli e grandi. In generale, questo è il modo migliore per riuscire ad esprimermi.

So che sei corrispondente della Gazzetta dello Sport… Ci potresti raccontare un po’ l’esperienza? Chi è stato per te Candido Cannavò? (Ricordiamo per chi non lo avesse conosciuto, Cannavò era stato uno storico direttore di questa testata sportiva, scomparso alcuni anni fa).
Un’esperienza stimolante, avvincente. Soprattutto in questa fase in cui collaboro per il blog “incodaalgruppogazzetta.it” che mi dà l’opportunità di raccontare sport e sociale. Cannavò l’ho conosciuto qualche mese prima della sua scomparsa, avvenuta il 22 febbraio 2009. Una grande emozione, come quelle che mi trasmetteva quando leggevo i suoi pezzi: penna sopraffina.

So anche che il volontariato fa tuttora parte della tua vita, nel senso che, quando puoi, ci dedichi anima e corpo come si suol dire. Che cos’è la comunità alloggio “Cjasaluna Paola Fabris” di San Giovanni di Casarsa? Quand’è nata? Che ruolo hai avuto in questo importante progetto di vita?
Dare e ricevere vanno di pari passo. La Cjasaluna è una comunità alloggio per persone con disabilità rimaste senza famiglia: quindi una “casa” per, come si dice, il “dopo di noi”. È nata nel 1998 in un appartamento di Casarsa, poi si è trasferita a San Giovanni dov’è tuttora. Una delle mie grandi fortune è stata quella di fare parte di un gruppo di volontari dell’associazione Laluna che 16 anni fa ha fondato la comunità.

Che tipo di legame vedi tra lo sport e la disabilità?
Quello che vedo tra lo sport e il “normodotato”. Uno non è migliore dell’altro, è solo diverso. Ma nella diversità siamo accomunati, credo, dalla voglia di migliorare noi stessi, avere soddisfazioni.

Come vedi oggi il volontariato in Italia?
Non ho una conoscenza così approfondita e ad ampio raggio per dare una risposta attendibile. Però il “ritorno” che ho dai contatti in tutta Italia con il blog Gazzetta è di un paese in cui ovunque ci sono gruppi e/o associazioni, ecc, impegnati per tendere una mano a chi ne ha bisogno.

Paolo Belluzzo
paolobelluzzo@futuracoopsociale.it