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La storia di Sonia e il potere curativo della poesia

Articolo di Francesca Benvenuto in Editoria - 10 Febbraio 2021

«Ho visto l’inferno, ma adesso sono qua a raccontarlo», dopo essere stata colpita da una grave malattia alla nascita del figlio, Sonia si aggrappa al potere curativo della poesia.
“I colori del cielo a settembre” edito da Futura Edizioni è la sua seconda raccolta di versi in concorso al Premio di poesia Città di San Vito. Il passo successivo sarà Poetrì, una pillola di poesia, nata dalla volontà di offrire a sé stessa e agli altri il beneficio curativo della parola come farmaco naturale.

Un libro, un verso in pillola da condividere, una donna con un prima e un dopo che non ha mai smesso di credere nel potere della poesia. Sonia non ama raccontare gli eventi che hanno segnato la sua storia eppure, nelle sue parole, non c’è mai rassegnazione: «Non ho mai accettato la mia malattia. È stato terribile, però posso dire di aver fatto molta strada da come ero a come sono oggi. Sì, ho visto l’inferno, ma adesso sono qua a raccontarlo». Del suo percorso di vita e di malattia Sonia racconta “le prime necessità che ho avvertito sono state la discrezione e il silenzio, anche e soprattutto nelle cure. Se la medicina non è in grado di sostenere i silenzi dell’anima, la poesia può farlo entrando in noi senza causare effetti collaterali. È la poesia la vera protagonista della vita di Sonia: da essa riparte tutto compresa la speranza e il desiderio di lasciare un testimone per non vivere la malattia in modo sterile ma utile. Nasce così “I colori del cielo a settembre”. Pubblicato da Futura Edizioni, la casa editrice della cooperativa Futura, è in concorso per il Premio di poesia Città di San Vito. Ed è proprio in quei colori del cielo a settembre nasce l’idea di espandere il potere curativo della parola attraverso piccole pillole di poesia.

È stato terribile, però posso dire di aver fatto molta strada da come ero a come sono adesso.
Sì, ho visto l’inferno, ma adesso sono qua a raccontarlo.

– Sonia Tri

Sonia Trisolino, in arte Sonia Tri, nasce a Pordenone nel 1969 ed esordisce con brevi racconti per l’infanzia pubblicati nel Corrierino del Friuli Venezia Giulia, collaborando con Guglielmo Donzella. Le sue poesie e i suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie e nel libro “Senti come respirano gli alberi” curato da Rocco Fodale. «Ero una bambina molto timida, – spiega – tanto che in classe, quando c’era l’appello, mi vergognavo ad alzare la mano. Grazie all’aiuto degli insegnanti, ho scoperto che quando scrivevo cambiava tutto. Nelle parole ho trovato la mia possibilità di espressione, vera e autentica». Seduta al tavolo, sfoglia il libro curato insieme all’amico Francesco Favero, terapista occupazionale, che l’ha fortemente sostenuta nella realizzazione di un progetto capace di essere il testimone del suo lungo percorso. “Gli occhi in copertina erano i miei, – indica Sonia – oggi non sono più così neanche quelli, ma in compenso vedono molto più lontano. Nelle poesie che scrivo c’è tutta la mia storia, non posso evitarlo, ma c’è anche la mia terapia, tutto ciò che mi ha permesso di non fermarmi e restare a piangere».

Il cambiamento nella vita di Sonia avviene il 19 febbraio 1997:

Ho visto giorni nuovi sorgere.
E all’improvviso,
non ho più visto sorgere i giorni.

– 19 febbraio 1997, I colori del cielo a settembre, Sonia Tri

«La mia è una storia come tante. Prima ero una donna di 27 anni che aveva dei progetti, la voglia di una famiglia di avere dei figli, niente di più normale o all’ordine del giorno, no? Subito dopo la nascita di mio figlio, però, sono stata colpita da un’emorragia cerebrale. Quando mi sono svegliata ero un’altra persona. Riprendere la vita in mano con un figlio appena nato, con i segni di una vita che non è più quella di prima, non è facile neanche da raccontare». Con gli strascichi irreparabili del trauma, sul corpo e nella mente, la poesia diventa un’ancora a cui aggrapparsi con tutte le forze: «È sempre stata con me, prima, però, si limitava a descrivere la vita, inconsapevole del significato più profondo dell’esistenza. Dopo, invece, la poesia diventa una responsabilità. Dire e spiegare a tutti ciò che esiste e che accade, perché ci si accorge di come in un attimo tutto cambia e si deve essere pronti a vivere e a viversi».

La poesia è sempre stata con me, prima, però, si limitava a descrivere la vita di tutti, a come non ci rendiamo conto sia la vita finché stiamo bene.
– Sonia Tri

Con il passare del tempo, Sonia si accorge che la poesia sta oltrepassando il suo ruolo di mezzo di espressione e diventa terapia: «Il dottor Remo, psicologo e figura carismatica nel mio cammino, mi ha curato facendomi leggere i libri di poesia. Era meraviglioso trovare, nell’attimo di una lettura breve, risposte che non avevo in nessun altro modo. Certe risposte, infatti, sono già dentro di noi, la poesia scava in profondità permettendoci di vederle». Perché allora non trasformare i versi in vere e proprie pillole da assumere al bisogno? «Quando Francesco (Favero) mi proponeva di pubblicare le poesie, io lo dissuadevo dicendogli che è difficile, perché la poesia va presa a piccole dosi, al bisogno, quasi fosse una pastiglietta». Da quella parola, pastigliette, è nata l’intuizione di Poetrì: pillole di poesia che possano giovare alla salute fisica e psicologica di chiunque ne abbia bisogno. «Ho detto “pastigliette” – racconta ridendo Sonia – e tutto si è messo in movimento. Una pillola di Poetrì non porta via tempo, non ti pesa sulla giornata, la prendi quando ti serve e ti permette di ascoltare qualcosa che ti fa bene. Secondo me le persone hanno bisogno di ascoltare e la pandemia che stiamo vivendo sembra ripetercelo ogni giorno. Non ascoltiamo e stiamo male, leggere poesia può aiutare, di questo sono sicura».

Poetrì ti permette di ascoltare qualcosa che ti fa bene. Secondo me le persone hanno bisogno di ascoltare e la pandemia che stiamo vivendo sembra ripetercelo ogni giorno. Non ascoltiamo e stiamo male, leggere poesia può aiutare.
– Sonia Tri

Poetrì, di cui è stato realizzato un primo prototipo, prenderà avvio nelle prossime settimane e partirà con un’iniziativa di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari per la realizzazione del primo lotto di pillole poetiche in collaborazione con Futura e il suo e-commerce solidale Geneticamente Diverso. «A me la poesia ha fatto del bene e mi piace l’idea di poter ricambiare ciò che ho ricevuto. – conclude Sonia – È come se il poeta prestasse agli altri i propri occhi e il proprio cuore per vedere e sentire il mondo e trovare le strade per arrivare a quelle risposte che ognuno ha dentro di sé».

La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve.
– Massimo Troisi nella parte di Mario in “Il Postino”

Forse non è un caso che Poetrì arrivi proprio all’inizio di questo 2021. Esattamente come è successo per Sonia, è importante che la scienza medica curi i corpi delle persone e le protegga dagli effetti devastanti del Covid-19, con farmaci, terapie e vaccini. A noi, invece, spetta il compito di trovare le risposte per risanare il cuore e imparare, finalmente, ad ascoltare una Terra che ci parla con sempre maggiore insistenza. D’altra parte, ne era convinto lo stesso Massimo Troisi, che recitava la parte di Mario nel film Il Postino sul poeta Pablo Neruda: «La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve».


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