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Dallo smartworking alla mancanza di contatto: cosa mi ha insegnato il Coronavirus

Articolo di Francesca Benvenuto in Grafica e comunicazione - 22 Maggio 2020

La testimonianza dalla quarantena di Paolo Belluzzo, persona con disabilità e redattore dello studio di grafica ed editoria di Futura. “Mi mancano il contatto umano e le relazioni lavorative faccia a faccia, ma di fronte alla necessità di tutelare la salute nostra e degli altri, possiamo fare questo ed altro”.
di Paolo Belluzzo 

All’improvviso è arrivato il nemico, invisibile, ma molto pericoloso, per noi e per l’umanità intera. Ha costretto tutti a rinchiudersi in casa e a fermare negozi, bar, le aziende e le attività lavorative. Tutto ciò che non era essenziale si è fermato e la vita di alcuni di noi si è fatta più difficile. Per fortuna, per alcuni lavori è possibile fare smartworking, ossia lavorare dalla propria abitazione, e io rientro tra questi.

Anzi, paradossalmente proprio la mia condizione di persona con disabilità grave mi ha portato in passato a cercare nelle nuove tecnologie, soprattutto nei computer, l’ambito in cui potermi realizzare e dare anch’io il mio contributo lavorativo.

Di mattina, anziché recarmi in ufficio presso la cooperativa sociale Futura di San Vito al Tagliamento, mi metto alla scrivania dalla mia camera nella Casa di Riposo di Morsano al Tagliamento dove vivo ormai da tempo. Ad aiutarmi c’è il personale del reparto NUD e, in particolare, Simona la mia educatrice. Mi permettono di lavorare e di dedicarmi a ciò che per me è più importante, la scrittura. Per questo li ringrazio.

Nella mia stanza dispongo di un computer e di una serie di strumenti tecnologici e programmi che mi permettono di lavorare da casa. Nello specifico utilizzo software di videoscrittura, internet, posta elettronica, WhatsApp e Facebook. In questo modo posso continuare a scrivere articoli, fare interviste per il nuovo sito di Futura Factory e, soprattutto, tenermi in contatto, in tempo reale, con i colleghi dell’ufficio.

È sicuramente un’esperienza faticosa e che sta mettendo a dura prova la mia resistenza, perché proprio sulla relazione si fonda quell’inclusione sociale che permette a persone con disabilità di sentirsi partecipi. Devo dire, però, che mi sta anche insegnando qualcosa: a organizzarmi tempi, a sperimentare nuovi modi per lavorare da solo, a fare i conti con le varie priorità e con l’orario di lavoro personale. La disciplina di sé non è mai scontata… e non è una questione di disabilità!

Ho sentito e continuo a sentire la mancanza del contatto umano con i colleghi e lo scambio di consegne e di opinioni che, prima della pandemia, avveniva a faccia a faccia. Al contempo, è giusto che la affrontiamo in maniera seria: quando si tratta di evitare di mettere a repentaglio la salute degli altri e la propria, si deve fare questo e altro. È il minimo!

Paolo Belluzzo
Redattore dello studio di grafica ed editoria di Futura cooperativa sociale Onlus
paolobelluzzo@futuracoopsociale.it 

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